Immaginario letterario


Interpretazione e comprensione dell’immaginario letterario contemporaneo

Carlo A. Augieri

Leggere libri di letteratura significa, in primo luogo, cogliere la morfologia dell’immaginario di una cultura, nel modo come le immagini continuano e mutano, riaffiorano e si trasformano in relazione a identità che si ripristinano, oppure entrano in crisi, oppure dialogano con altri modelli identitari di culture ‘in contatto’.

Si propone la promozione di una rete diffusa di lettura, con obiettivi comuni, da confrontare e discutere periodicamente.

Circa gli obiettivi, si partirebbe dalla lettura dei romanzi italiani (europei) dell’ultimo decennio, entro i cui intrecci focalizzare l’attenzione sulle forme narrative di due tipi di immaginario: relazionale, che si realizza nell’incontro io (noi) – altro (essi)  (familiare-connazionale-straniero), in cui si sperimenta il dialogo come forma comunicativa pertinente;

emozionale: si tratterebbe di analizzare i modi sentimentali di incontro contemporaneo, al fine di comprendere le pulsioni interiori di contatto tra soggetti, come sono oggi raccontate.

Ovviamente, quanto si propone rappresenta una prima fase di studio, a cui seguiranno altre con temi e motivi immaginativi complementari, più che diversi.

La priorità all’analisi del dialogo e del sentimento intimo, come referenti di lettura critica, non è casuale: credo molto alla responsabilità etica della lettura, al suo significato profondamente culturale di attenzione e di promozione. Attenzione verso ciò che nella contemporaneità è in crisi e che invece deve svilupparsi per la formazione di un nuovo umanesimo inter e sovra-nazionale, fondato sulla civiltà del dialogo e sull’alfabetizzazione della vita interiore-emozionale, nel recupero della singolarità senziente e della soggettività coscientemente critica.

È bene non definire del tutto e ‘a priori’ il programma della ricerca; bastino questi pochi cenni propositivi: man mano che si formerà la rete di adesioni nascerà un dibattito, da cui emergerà il ‘farsi’ situazionale e particolare del lavoro comune.