Collana Osservatorio Permanente Europeo sulla Lettura
diretta da Michele Rak e Carmela Lombardi
(Le scelte della Collana sono affidate ad un sistema di referi anonimi)

I due saggi sono stati prodotti nell’ambito delle ricerche della Scuola di dottorato:
Scienze del testo. Letteratura, Cultura Visuale e Comunicazione dell’Università degli Studi di Siena

Leggere le immagini. La ricerca sulla cultura visuale

di Michela Mancini

Cosa hanno in comune la favola di Amore e Psiche raccontata da Apuleio, il ballo pantomimo settecentesco, gli scrapbooks diffusi nel XIX secolo e il museo virtuale dei tipografi e librai in Umbria? Hanno la capacità di comunicare una storia, un racconto, una tradizione attraverso le immagini. Si legge nonostante tutto, si legge da sempre anche attraverso le immagini.
In questo volume sono stati raccolti gli interventi tenuti durante la Giornata di Studio organizzata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Siena, sede di Arezzo (giugno 2010).
A partire dalla definizione di Nicholas Mirzoeff «La cultura visuale non dipende dalle immagini in sé, ma dalla tendenza moderna a raffigurare o visualizzare l’esistenza», Michela Mancini introduce ai saggi attraverso l’individuazione di alcune tendenze che caratterizzano lo stato della ricerca italiana sulla Cultura Visuale nel decennio 2000-2011.

Michela Mancini Assegnista di ricerca e PhD in Scienze del testo. Letteratura, Cultura Visuale e Comunicazione, studia i rapporti tra immagine e narrazione. Ha insegnato Storia dell’Illustrazione del libro e tiene seminari nei corsi di Semiotica del testo, Sociologia dell’arte e della letteratura, Teoria e critica letteraria (Università di Siena). Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Immaginando Ivanhoe. Romanzi illustrati, balli e opere teatrali (Bruno Mondadori 2007); Mattia Preti e la storia di s.Giovanni per la co-cattedrale di Valletta. Una narrazione visiva tra allegorie e gli episodi della vita (Aracne 2008) e altri saggi comparsi su riviste e volumi collettivi.
Il libro è disponibile all’indirizzo: http://scriptaweb.eu/Catalogo/leggere-le-immagini
Michela Mancini: mic.mancini@alice.it – tel. +39 3398929308

 

Immagini della catastrofe. Linguaggi, generi, opere

di Elisabetta Trincherini

Le arti della cultura mediale, tra la fine del Novecento e il primo decennio del nuovo millennio, sono popolate di icone della catastrofe. Film come Matrix o Fight club riflettono le inquietudini di una società che annovera tra le sue visioni ricorrenti anche la fine del mondo. Molti autori, da Houellebecq e McCarthy a McEwan, si cimentano con prove di apocalissi nel momento in cui la teoria dell’architettura elabora il modello di junkspace, forzando alcune ipotesi di Marc Augé.
Le arti, Cassandre degli eventi, dagli inizi degli Anni Novanta hanno lavorato anche ad esorcizzare le paure del Disaster. La graphic novel, il teatro, la fotografia sono percorsi da immagini di rovina alimentate dagli studi di Simmel, dal ready made di Duchamp, dal precario equilibrio tra redenzione e catastrofe dell’Angelus Novus di Benjamin, dalla teoria della morfogenesi di René Thom e dagli studi sociologici di Žižek e Virilio.
Questo studio è stato realizzato nell’ambito delle teorie delle dinamiche culturali che hanno osservato le trasformazioni e le tendenze vissute in Mediopolis, la città totale delle interconnessioni tra il patrimonio delle tradizioni e le nuove frontiere della cultura planetaria.

Elisabetta Trincherini, Ph.D. in Scienze del Testo – Sezione Letteratura, cultura visuale e comunicazione del Santa Chiara, Scuola Superiore dell’Università di Siena. In questa università ha insegnato Arte e Letteratura dall’Illuminismo al Romanticismo, per l’Oklahoma University ha insegnato Lingua italiana. Collabora con l’Osservatorio Permanente Europeo sulla lettura. Per il portale di cinema MYmovies.it segue lo sviluppo di prodotti editoriali.
Il libro è disponibile all’indirizzo: http://scriptaweb.eu/Catalogo/immagini-della-catastrofe
Elisabetta Trincherini: beba.trincherini@gmail.com – tel. +39 3491885611


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In questo saggio il ritratto, come espressione di un soggetto, è lo strumento storico e teorico per riflettere sulla rappresentazione, l’opera d’arte e lo sguardo artistico. É una riflessione che, partendo dalla dichiarazione metodologica del sottotitolo – per un’antropologia dell’immagine –, ripropone interrogativi che riguardano alcuni dei temi principali della cultura occidentale: che cosa è un’immagine? Come scrive Silvano Petrosino, citando direttamente Glenda Franchin, questo è un lavoro «sul senso dell’immagine e in particolare dell’immagine del volto in una delle sue declinazioni tradizionali: il ritratto» (p.VIII). Franchin approfondisce ed evidenzia l’elemento antropologico presente in ogni tipo di immagine che è, per diversi aspetti, sempre antropologica, cioè prodotta da uno sguardo che la sostiene  (p. 3) e che assume valore in relazione all’esperienza dell’individuo che la guarda e la produce (p. 4). Nell’indagine l’oggetto studio è il ritratto, un genere della rappresentazione che in queste pagine diviene «il luogo storico e teorico nel quale è possibile frequentare alcuni tratti distintivi di ogni tipo di immagine e mediante il quale ripensare la natura stessa della rappresentazione» (ibidem).
A partire dal ruolo centrale svolto dal Secondo Concilio di Nicea (787 d. C.) nella definizione della funzione e del valore dell’immagine nella civiltà occidentale, Franchin, attraverso il riferimento metodologico e teorico di Jean-Luc Nancy, Michel Dufrenne, Georges Didi-Huberman, conduce un excursus sul concetto di rappresentazione inteso come modalità di relazione tra lo sguardo e l’immagine: «la rappresentazione non è l’atto mediante il quale l’uomo produce una sorta di simulacri delle cose, intesi come riproduzioni autosufficienti e indipendenti da un presunto mondo ‘reale’ di cui le cose sono parte. La rappresentazione si mostrerà come il modo antropologico dell’apparire dell’immagine, poiché nulla appare se non all’interno della relazione con uno sguardo» (p. 5).
Franchin affronta, inevitabilmente, anche la questione dell’idolatria, considerata in questa sede come presenza autosufficiente e «chiusura» in quanto si esaurisce nella esposizione del sé. L’ipotesi sostenuta è che il termine idolatrico designi un attributo e che sia proprio dell’immagine in sé possederlo o meno. L’idolatria dunque non è una proprietà dell’immagine ma nasce nello sguardo che produce l’immagine e che all’immagine si rivolge (p. 13): «l’immagine è il davanti-a-un-soggetto, possiede senso e verità solo nell’orizzonte dell’incontro con lo sguardo. Rappresentare non significa, originariamente, duplicare, fornire un’immagine fedele di qualcosa o qualcuno, ma presentare secondo l’ordine del proprio sguardo, ovvero, ultimamente, secondo l’ordine della propria esperienza» (p.19).
Il paradigma fisiognomico degli studi sul volto – continua Franchin – rivela il tentativo umano di fronte all’incomprensibilità e alla inafferrabilità della soggettività dell’individuo. Il volto è stato studiato secondo classificazioni numeriche dei suoi tratti, attraverso l’elaborazioni di griglie, elenchi, inventari tentando di risolvere l’inquietudine provocata da ciò che non si può circoscrivere.
Il saggio si conclude con una analisi di alcuni casi scelti della produzione artistica contemporanea – Franchin introduce, accortamente, ad una definizione di contemporaneo – tra cui compaiono: Francis Bacon, Heléne Schjerfbeck, John Coplans, German Gómez, Domenico Grenci, Rossella Bellusci, Alessandro Bellucco.
Il saggio è il prodotto di una Scuola e come tale riflette una metodologia di studio elaborata attraverso l’interdisciplinarità dell’insieme dei contributi citati che costituiscono anche la bibliografia di riferimento. Si consiglia al lettore interessato al tema del ritratto di integrare questo contributo con altri tre suggerimenti di lettura: Maurizio Bettini, Il ritratto dell’amante, Einaudi, Torino 1992; Victor I. Stoichita, The Pygmalion Effect. Towards a Historical Anthropology of Simulacre, University of Chicago Press, Chicago 2006 (tr. it. L’effetto Pigmalione. Breve storia dei simulacri da Ovidio a Hitchcock, il Saggiatore, Milano 2006); e Lina Bolzoni, Il cuore di cristallo Ragionamenti d’amore, poesia e ritratto nel Rinascimento, Einaudi, Torino 2010.


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Luglio 2011


News

Report & Analisi Pubblicazioni Convegni & Call for Papers

Luglio 2011

Report & Analisi

IL SETTIMO PROGRAMMA QUADRO. Cosa chiedono la società e le istituzioni europee alla ricerca nelle scienze sociali e umanistiche (Social Sciences and Humanities).

Convegno a cura di APRE, Agenzia per la promozione della ricerca europea, MIUR 15 Giugno 2011.

Prima che un’opportunità eccellente per il finanziamento e la promozione della ricerca scientifica, quello predisposto attraverso il Settimo Programma Quadro della Commissione Europea per la Ricerca è un ottimo metro per la valutazione, da parte dei singoli ricercatori, delle proprie curiosità ed esigenze critiche. Fissando, o, più opportunamente, redigendo l’agenda scientifica secondo le priorità, sulla base dei position papers provenienti dai soggetti impegnati nella ricerca all’interno dei diversi Stati Membri, l’Europa fornisce a ciascun ricercatore europeo le fondamentali linee di indirizzo per i propri studi, costruendo la coscienza di ciò che è sentito come interesse prioritario ed è dunque richiesto alla ricerca perché si possano orientare le scelte dei policy-makers sia europei che nazionali.

Che la ricerca sia fruibile per i policy-makers è la grande sfida di fronte alla quale si trovano le discipline che afferiscono al campo delle scienze sociali e umanistiche: uscire dall’autoreferenzialità accademica e operare nel senso di una sempre più stretta e coordinata collaborazione con enti e istituzioni a livello nazionale, europeo ed internazionale è per i ricercatori (attivi nelle Università, negli istituti di ricerca privati, nelle aziende e nelle organizzazioni della società civile) la frontiera alla quale guardare e verso cui dirigersi.

Al di là del fatto che la fruibilità richiamata è funzionale all’ottenimento di finanziamenti europei per la ricerca, il dato rilevante è l’esigenza e l’affermazione di un certo tipo di approccio alla ricerca medesima, nel quale la multidisciplinarità diventa imprescindibile, il passaggio da una prospettiva esclusivamente nazionale ad una inclusiva della dimensione multinazionale inevitabile – dimensione valida non soltanto per i progetti large-scale ma anche per quelli medium e small –, le ricadute in termini di policy e innovazione fondamentali. Il mondo della ricerca è chiamato ad individuare e studiare tematiche che siano di effettivo interesse per specifiche audiences (relevant target groups, governativi o meno, di rilievo nazionale o sovranazionale) le quali possano essere da un lato integrate nell’attività di comunicazione e disseminazione dei risultati delle ricerche o intercettati come destinatari e ultimi fruitori dei medesimi risultati (i policymaking groups), perché siano trasformati in innovazione tangibile.

Non a caso ad essere finanziato dal Settimo Programma Quadro della Comunità Europea nel campo delle Scienze Sociali e Umanistiche (di seguito SSH, Social Sciences and Humanities) è NET4SOCIETY (www.net4society.eu), progetto già realtà i cui principali strumenti consistono in un sito web che si propone di essere la piattaforma privilegiata per un network internazionale della ricerca socio-umanistica, e in una serie di punti di contatto nazionali – spesso partner istituzionali – attivi per ciascuno Stato aderente (in Italia, l’APRE, Agenzia per la promozione della ricerca europea www.apre.it). Strumenti, questi, utili al fine di realizzare la mission di NET4SOCIETY: connettere i ricercatori e i key-players attivi nello stesso settore disciplinare attraverso la research directory, offrendo inoltre servizi formativi quali workshop, training e mentoring, nonché supporto pratico nella redazione di progetti predisposti per i bandi di finanziamento europei. La più grande rivoluzione del secolo scorso, internet, è nata dall’esigenza che la scienza e la conoscenza potessero essere trasmesse e condivise più velocemente, in funzione di una loro altrettanto veloce progressione. Il cambiamento tecnologico è uno dei key-factors per la lettura dell’evoluzione tutta dell’umanità, la cui storia può essere ben scritta e letta come una storia della comunicazione, dei suoi mezzi e dei suoi contenuti. Se internet ha allargato lo spazio di azione di ciascuno di noi, ci ha anche messo nelle condizioni di raggiungerne i confini ultimi: il mercato unico, prima, e il progetto di unione politica dell’Europa, poi, sono entrambi figli, prima che di un libero mercato di merci e servizi, di un libero mercato delle informazioni e della conoscenza. Sfruttare la rete e le più avanzate tecnologie digitali come mezzo per raggiungere questo fine, mettendo così a sistema e a frutto le risorse scientifiche per incanalarle verso fini di una allargata pubblica e comune utilità: questo è quanto serve per trasformare l’Information Society (http://ec.europa.eu/information_society/index_en.htm) in una vera e propria Knowledge Society.

Quali questi fini? Quali le priorità con le quali la ricerca in SSH è chiamata a misurarsi? Il Settimo Programma Quadro individua una serie di aree tematiche prioritarie verso le quali la ricerca socio-umanistica dovrebbe rivolgersi, e alle quali il bando \ call for papers (FP7-SSH-2012) in uscita il prossimo 20 luglio si riferisce. Nel quadro complessivo decretato dal documento strategico Europe 2020 (http://ec.europa.eu/europe2020/index_en.htm) per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, alle SHH è richiesto di produrre dati, interpretazioni e suggerimenti che mirino alla social innovation all’interno di cinque fondamentali macro-aree (activities):

1) Sistemi educativi del XXI secolo

2) Contesti urbani, tra diversità e coesione sociale

3) Longevità come asse per lo sviluppo economico e sociale richiede un ripensamento del ruolo degli anziani nella famiglia come nell’impresa e nella società più in generale, attenzione verso l’impegno delle famiglie nella cura dei membri più anziani, e, soprattutto, l’adattamento dei sistemi di welfare

4) Nuclei familiari in transizione

5) Diritti umani e relazione esterne dell’UE

6) Rimuovere le barriere all’esercizio della cittadinanza europea

 

Il concetto ricorrente di social innovation è evidentemente di non facile definizione, riferendosi, per esempio, con riguardo al primo ambito: alle strategie da mettere in campo per incentivare e svelare la creatività nella scuola come nell’azienda; nel secondo ambito: alle modalità per ridurre le diseguaglianze e aumentare la responsabilità verso l’ambiente; nel terzo: all’ammodernamento del settore pubblico nella gestione del welfare come dell’healthcare;  nel quarto: alla ridefinizione del ruolo dei media nei conflitti e nel peace-building.

 

Pubblicazione

COMUNICARE CON IL LIBRO. Autori, editori, librai, lettori, generi, e-book. Italia 1989-2011. Mondadori Università, 2011.

A cura di Michele Rak, con saggi di Roberto Baldassari, Sarah Bonciarelli, Daniela Sideri, Francesca Vannucchi


In venti anni il mondo dell’editoria è profondamente mutato: all’editore “autore di autori” si è sostituita l’impresa, al cartaceo si va affiancando sempre più la tecnologia digitale dell’e-book, il sistema dei generi è cambiato sotto la spinta della proliferazione di tipologie testuali introdotte dai “nuovi” media, diversi sono il ruolo dei librai e l’approccio degli autori al mercato letterario. Ma il libro, come contenitore di testi, rimane ancora il più efficace e utile strumento per l’apprendimento e la formazione: dispositivo di trasmissione che veicola opere di scrittura e d’immagine, dati, storie, teorie, fa uso di una tecnologia, quella della parola, che stimola riflessione e pensiero critico più di altri codici della comunicazione. È uno strumento che ha dei vantaggi, alcuni enfatizzati, altri ridimensionati, dalla sua versione e-book: si apprende il suo utilizzo a scuola, è trasportabile, poco costoso, consente di prendere appunti, ha il valore di patrimonio della famiglia e dell’individuo che lo acquista, lo legge, lo conserva. Pur mantenendo il suo ruolo essenziale di medium e il suo valore specifico nei processi di apprendimento e formazione, come prodotto finito di una complessa organizzazione artigianale/industriale che comprende autori, editori, grafici e consulenti, distributori, comunicatori e lettori, il libro, le sue caratteristiche e i suoi vantaggi, si modificano e continueranno a  modificarsi parallelamente alle mutazioni strutturali della società e del mercato che coinvolgono gli attori del sistema editoriale in ampie trasformazioni sociali e culturali.

http://www.mondadoriuniversita.it/novita/novita.html

Gli autori

Roberto Baldassari, Ph.D. in Scienze del testo (Letteratura, Cultura Visuale e Comunicazione – Santa Chiara, Scuola superiore dell’Università degli studi di Siena) è Consigliere di Amministrazione e Socio dell’Istituto Piepoli S.p.A., di cui dirige la Sede di Roma, il Dipartimento Innovazione e Conoscenza, il Marketing e le Missioni di Ricerca all’Estero (Vietnam, Israele, Malesia, Singapore, Brasile, Cile, Russia, Cina, India, Libano e Giordania). Dal 2005 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Permanente Europeo sulla Lettura, e dal 2008 insegna Abilità linguistico-comunicative, Scrittura, metodologie e tecniche della ricerca socio-culturale all’Università degli studi RomaTre. Negli ultimi anni ha pubblicato Il Mercato del Libro (ScriptaWeb, Napoli 2009) e Titolo, testi e comunicazione (FrancoAngeli 2008).

Sarah Bonciarelli, Ph.D. in Scienze del testo (Letteratura, cultura visuale e comunicazione – Santa Chiara, Scuola superiore dell’Università di Siena), è titolare di una borsa di ricerca presso L’Università per Stranieri di Perugia dove si occupa anche delle attività di didattica integrativa per la cattedra di Semiotica del Testo. Dal 2005 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio permanente europeo sulla lettura dell’Università di Siena. Tra le sue pubblicazioni, Editori, romanzi, comunicazione. Dati Italia 2006–2008 (Napoli, Scriptaweb, 2009), Comunicare il libro. Dai media tradizionali al web.2 (Napoli, Scriptaweb, 2009).

Daniela Sideri, laureata in Scienze della comunicazione presso la Luiss Guido Carli di Roma e dottoranda di ricerca in Scienze del testo (Letteratura, cultura visuale e comunicazione – Santa Chiara, Scuola superiore dell’Università di Siena), è Tutor di Ateneo per la Metodologia di studio nelle materie umanistiche presso le tre facoltà di Lettere e Filosofia, Lettere e Filosofia – Sede di Arezzo e Scienze Politiche dell’Università di Siena, e titolare di una borsa di studio presso la CUNY – City University of New York. Dal 2008 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Permanente Europeo della Lettura della stessa Università, dove si occupa delle attività di didattica integrativa per le cattedre di Sociologia dell’arte e della letteratura e Teoria e storia dei generi letterari. Collabora attivamente con l’Associazione ItaliaCamp in qualità di coordinatrice nell’area “Cultura e Sociale”. Tra le sue pubblicazioni, La letteratura per l’infanzia: lo stato dell’arte. Verso una teoria, in AA.VV., Quaderni di Symbolon 1, 2010 – I nuovi lettori tra libri e media. Italia 2007-2008 (Milella, Lecce).

Francesca Vannucchi, Ph.D. in Scienze del testo (Letteratura, cultura visuale e comunicazione – Santa Chiara, Scuola superiore dell’Università di Siena), è docente di Sociologia della comunicazione culturale presso il Corso di Laurea Magistrale in Informazione e sistemi editoriali dell’Università di Roma Tor Vergata e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Letterature moderne e Scienze dei linguaggi dell’Università di Siena (sede di Arezzo). Membro della sezione Processi e istituzioni culturali dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS), dal 2000 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio permanente europeo sulla lettura dell’Università di Siena. Collabora con l’Associazione Italiana Editori (AIE), l’ISTAT e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali in indagini sul sistema libro e la lettura. Scrive per diverse riviste specializzate. Tra le sue pubblicazioni, Introduzione allo studio dell’editoria. Analisi, dati, documentazioni sul libro e la lettura (Milano, Editrice Bibliografica, 2004), Libro e internet. Editori, librerie, lettori online (Milano, Editrice Bibliografica, 2008).

Pubblicazione

FORMAT. Che cos’è il format televisivo, come si progetta, come si scrive e come si vende. Mondadori Università, 2011.

Michele Rak, Walter Ingrassia

Il libro descrive il format, il progetto produttivo usato per ideare e realizzare i programmi d’intrattenimento della televisione. La programmazione televisiva in Italia è in gran parte composta di format. Molti quiz, reality show e fiction che seguiamo ogni giorno e con costante interesse sono format: Grande Fratello, La Fattoria, Chi vuol esser milionario?, Raccontami, L’eredità, Affari tuoi, La ruota della fortuna, I Cesaroni, L’isola dei Famosi. Il format è un progetto di programma ideato per la televisione, dotato di tutte le indicazioni necessarie alla sua realizzazione. È confezionato per la vendita in mercati anche lontani da quello di produzione e prevede margini di flessibilità per l’adattamento alle culture locali. È possibile osservare nel format televisivo alcune componenti dei processi di produzione, standardizzazione, industrializzazione delle opere dell’ingegno tipici dell’industria culturale e della cultura mediale. Format è un modello chiave per seguire le trasformazioni della produzione di contenuti per la televisione negli ultimi venti anni e quelle attualmente in corso.

http://www.mondadoriuniversita.it/novita/novita.html

 

Gli autori

Michele Rak, direttore del Centro di ricerca Osservatorio Permanente Europeo sulla Lettura e fondatore della Scuola di Dottorato in Scienze del Testo dell’Università di Siena (1997 – 2010), è storico e teorico del patrimonio culturale italiano. Studia l’influenza dei linguaggi d’arte sul cambiamento sociale e sulle tradizioni sotto la pressione della cultura mediale e dei processi di globalizzazione. Ha insegnato nelle Università di Napoli, Palermo e nella Scuola di giornalismo della Luiss-Guido Carli. Tra le pubblicazioni: La letteratura di Mediopolis (Fausto Lupetti, Bologna, 2010). Tra i progetti: il Museo della lana (Scanno, L’Aquila), il Virtual Museum of Photography (Unione Europea).

Walter Ingrassia, Ph.D. in Scienze del Testo dell’Università di Siena (Sezione: Letteratura, cultura visuale e comunicazione), è producer di Rai Fiction. Dal 2005 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio permanente europeo sulla lettura dell’Università di Siena. Tra le sue pubblicazioni: Game Show. Format, logica e mercato (Scriptaweb, Napoli, 2009). Tra i programmi curati: le docu-fiction Doppio gioco e Le mani su Palermo (Rai Tre, 2008) e la miniserie Notte prima degli esami ‘82 (Rai Uno, 2011).

 

Altre Pubblicazioni

Nella collana LIBRI PER LA COMUNICAZIONE. Mondadori Università 2011.

A cura di Michele Rak e Mario Morcellini

Neogiornalismo, a cura di Mario Morcellini

 

 

 

 

 

Infiniti Anni Ottanta, di Giovanni Ciofalo

 

 

 

 

 

Delitti e Castighi della Comunicazione, a cura di Davide Borrelli e Raffaella Messinetti

 

 

 

 

 


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